London calling – parte II

Il viaggio a Londra prosegue!

Come dite? Vi siete persi la prima parte? Non preoccupatevi, qui potete darci un’occhiata!

Giorno 3

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Parola d’ordine del sabato mattina: Notting Hill. Da brava turista non potevo certo perdermi il famoso mercato di Portobello, che con le sue bancarelle, i suoi profumi e gli oggetti di antiquariato nella splendida cornice delle piccole case colorate lo rendono una delle attrazioni principali di Londra. Ovviamente da pink addicted quale sono non poteva mancare anche una foto accanto a una casetta rosa! Purtroppo non ho trovato i famosi giardini segreti – chi ha visto il film Notthing Hill sa di cosa sto parlando – ma conto di andare alla loro ricerca nella mia prossima visita in città. Consiglio culinario: andate al mattino senza aver fatto colazione, verrete ricompensati da bancarelle piene di donuts e brioches ottimi per soddisfare qualsiasi appetito!

Seconda tappa della giornata è stata la passeggiata a South Bank, una zona che si trova tra Waterloo Station e il Tamigi, lungo la quale si trova la famosa London Eye, costruita nel 2000 per festeggiare il nuovo millennio e una delle attrazioni principali della città; poco più avanti troviamo la riproduzione del Globe Theatre di Shakespeare e, vicino al London Bridge, il Borough Market, con le sue bancarelle piene di sfiziosissimi manicaretti che vi faranno venire l’acquolina in bocca. Se capitate in orario di pranzo dovete assolutamente fermarvi a mangiare qualcosa. Vi avverto: è sempre affollatissimo e trovare un posto tranquillo in cui mangiare seduti è quasi impossibile, ma se siete amanti dello street food ve ne innamorerete.

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Per pranzo, visto il venticello gelido che ci ha accompagnato per tutta la mattinata, dopo un’ardua ricerca ci siamo rifugiati al caldo al The Dean Swift, un tipico pub inglese dove abbiamo gustato – per la mia felicità – un buonissimo ed gigantesco fish&chips, accompagnato da birra e salsine mentre in televisione veniva trasmessa una partita: molto british insomma!

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Dopo esserci rifocillati, siamo ripartiti per esplorare ancora la città: oltrepassato il Tower Bridge siamo arrivati alla Torre di Londra, fondata alla fine del 1066.  La Torre ha svolto un ruolo di primo piano nella storia inglese; nel corso della sua storia, è stata utilizzata come arsenale, tesoreria, menagerie, sede della Royal Mint, ufficio del pubblico registro e sede dei gioielli della Corona inglese. Oggi è una delle attrazioni turistiche più popolari del paese. Sotto la giurisdizione cerimoniale del Conestabile della Torre, fa parte dell’Historic Royal Palaces ed è protetta come Patrimonio Mondiale dell’Umanità.

Alla prima occasione abbiamo preso uno dei tipici bus rossi a due piani, il numero 15, che con il suo percorso molto turistico ci ha permesso di tagliare tutta la City e vedere un po’ di monumenti che ci mancavano, come ad esempio St. Paul e il palazzo di giustizia.

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Scesi ad una fermata vicina a  Soho, abbiamo potuto farci ancora un giro veloce da Covent Garden fino a Carnaby Street, senza dimenticare ovviamente Regent’s Street, con i suoi negozi e gioiellerie di lusso, turisti e bellissime luminarie.  Dirvi che mi sarei comprata tutto è scontato, vero? Ogni due passi ero imbambolata davanti a qualche negozio!

A questo punto, ci siamo lasciati alle spalle la Londra turistica per avventurarci in quella più vera e autentica: ultima tappa della giornata è Brixton, un quartiere multietnico considerato la capitale non ufficiale della comunità caraibica a Londra. La nostra meta è il Pop Brixton, un insieme di containers che ospitano al loro interno dei ristorantini molto carini e caratteristici; nelle sere d’estate si anima, diventando un luogo perfetto per mangiare qualcosa con la propria dolce metà o con amici, lontano dai turisti. Visto da fuori non è molto invitante, me ne rendo conto, ma vi assicuro che l’interno merita. E comunque volete mettere? Non capita tutti i giorni di mangiare dentro un container!

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L’ultima serata londinese è stata dedicata al primo ristorante coreano di Londra, Arirang, fondato nel 1975, che si trova in Poland Street; che dire, mi sono letteralmente innamorata del barbecue coreano: carne saporita, da abbinare a salsine fantastiche, foglie di insalata in cui arrotolarla e una cameriera molto gentile che ci ha aiutato a cucinare la nostra grigliata nel migliore dei modi sulla piccola brace posizionata sul nostro tavolo. Insomma, da provare assolutamente!

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Domenica mattina, vista la sveglia all’alba, abbiamo deciso di affidarci ad Uber per arrivare in aeroporto in tempo; non lo avevo mai provato – in Italia è praticamente inesistente – ma devo dire che mi sono trovata davvero bene: puntuale, autista cordiale e gentile, prezzo contenuto rispetto al normale servizio taxi. Promosso a pieni voti!

Sul volo di ritorno, dopo ben 5 ore di ritardo causa neve, circondata da bambini urlanti, hostess isteriche e con una confezione di tipici biscottini al burro salato ad allietarmi l’attesa – grazie Raynair per le emozioni che solo tu ci sai regalare! – ripensando a questo viaggio l’unica cosa che avevo in mente era quando sarei potuta tornare.

Londra è una città rumorosa, affollata, cosmopolita, travolgente, ma alla fine ti rimane nel cuore.

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Un pensiero su “London calling – parte II

  1. Pingback: Discovering London – The Traveling Fork

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